mercoledì 7 ottobre 2015

Ecco perché i marò sono, con tutta probabilità, innocenti

Sulla vicenda dei Marò ho cercato di farmi un’idea obiettiva, dopo aver letto tutto e il contrario di tutto. Sulle prime sembrava tutto chiaro, stando alle informazioni passate per la maggiore sui media: un tragico errore di valutazione dei fucilieri della marina che ha portato alla morte dei due pescatori indiani. Ho letto diverse analisi e “controanalisi” che possono essere trovate in rete; per la verità molte di queste "controanalisi" sono basate solo sugli attacchi personali anziché sull'esame dei fatti, quindi non starò ad elencarle e non voglio entrare nella diatriba. Ho cercato, invece, di fare una ricostruzione che fosse più oggettiva possibile, vista la tendenza italica a mettere tutto in secondo piano rispetto alla difesa di piccoli interessi di parte e orticelli vari.

Tu per che squadra tifi?
In Italia funziona così: ci si schiera. Se sei di sinistra vale l’equazione militari = di destra = fascisti = sicuramente colpevoli. Anche la destra non è da meno in quanto a strumentalizzazioni, anche se c'è da precisare che quella dei "marò eroi" è una bufala: infatti non è scritta da nessuna parte se non nei siti che puntualizzano proprio sul fatto che non lo siano. Infatti non sono eroi ma nessuno lo ha mai nemmeno detto o scritto. Stiamo parlando invece di due persone che nel loro servizio rappresentano il paese e sono tenute a rispettare determinati standard comportamentali. Il paese che manda in missione suoi effettivi deve anche garantire che essi siano giudicati secondo le leggi del paese di appartenenza e non dalle leggi di un paese dove è in vigore la pena di morte, anche se il  segretario di Rifondazione Comunista di Rimini Paolo Pantaleoni augurava loro l’impiccagione solo il 12 luglio scorso. Avere a cuore la vicenda dei due fucilieri Latorre e Girone anziché liquidarla ironicamente con la frase "E i marò???" significa anche avere un po' di amor proprio in quanto italiani e non giocare sempre e solo allo sfascio. Questo non implica, sia chiaro, una difesa a priori di chi indossa una divisa, bensì andare lucidamente all'analisi dei fatti.

I fatti oggettivi
Possiamo elencare una serie di fatti oggettivi, su cui non si è discusso oppure vi è accordo tra le parti:
·         Numero di colpi sparati: 20 - appurato anche dagli indiani dalla conta delle cartucce
·         Numero colpi rinvenuti sul St. Anthony (la barca dei pescatori): 15
·         Posizione della Enrica Lexie: 09° 17.02' Nord – 076° 01.80' Est. - a 20,5 miglia nautiche dalla costa
·         Orario incidente della Enrica Lexie: h 16.00 del 12-feb
·         Orario rientro St. Anthony a Neendakara: 22.30
·         Processo inspiegabilmente lungo, nonostante gli esiti dell’autopsia e le armi a disposizione degli inquirenti indiani à estrema facilità di giungere in breve a un esito certo delle indagini, inconciliabile con la lungaggine del processo
·         Dichiarazioni discordanti riportate sulla stampa indiana sugli esiti dell’autopsia e sulla perizia balisitca
·         Deposizioni dei marinai del St. Anthony contraddittorie e modificate nei giorni successivi all’incidente

La pirateria: una lunga scia di sangue nel mare
Facciamo una piccola lista di assalti avvenuti nel tratto di mare tra il Golfo di Aden e il Mar Arabico negli ultimi anni:

·         L’11 Aprile 2009 il rimorchiatore italiano “Buccaneer” con 10 mariani italiani viene sequestrato per quattro mesi
·         Il 29 Marzo 2010 avviene il sequestro della MV Iceberg 1, con 24 marinai a bordo sequestrati per il periodo record 33 mesi: due muoiono di fame, tanto per descrivere le condizioni di prigionia.
·         il 22 Febbraio 2011 due velisti, Jean e Scott Adam, vengono uccisi dai pirati
·         il 23/02/2011 quattro americani a bordo di uno yacht perdono la vita in un abbordaggio
·         a settembre 2011 una famiglia danese di padre, madre e tre figli fra i 13 e i 17 anni viene rapita dai pirati per 6 mesi e occorre pagare un riscatto di 3 milioni per portarli a casa
·         il 12 settembre 2011 è la volta dei coniugi francesi Colombo, sequestrati sullo yacht: lui perde la vita e lei resta ferita
·         nel Febbraio 2011 viene sequestrata per 10 mesi la petroliera italiane Savina Caylyn
·         Il 21 Aprile 2011 la petroliera Rosalia D’Amato finisce anch'essa per sette mesi sotto il controllo dei pirati
·         Il 10 ottobre 2011 la stessa sorte capita alla motonave "Montecristo" con sette marinai italiani a bordo 

Detto questo, i due marò non sono dunque due pistoleri in crociera, bensì due rappresentanti dell'Italia a difesa degli equipaggi. La necessità di personale armato a bordo delle imbarcazioni è quindi determinata da una situazione di tensione pregressa.

Incidente Enrica Lexie
Il 15 febbraio 2012, alle 16.00 locali, la petroliera Enrica Lexie veniva approcciata da un’imbarcazione più piccola con modalità identificate dal team di sicurezza in un tentativo di abbordaggio. Secondo il rapporto redatto dal personale a bordo, la cosa si risolve dopo che i militari sparano alcune raffiche di avvertimento in acqua in prossimità del natante. In totale vengono sparati 12 colpi da Latorre e 8 da Girone. Il fucile Beretta ARX 70/90 ha una cadenza di tiro di 670 colpi al minuto, quindi Latorre ha sparato per un totale di 1,07 s mentre Girone per 0,72 s: un fuoco decisamente breve.


Incidente St. Anthony
Il comandante del peschereccio delle due vittime aveva dichiarato ai microfoni di numerosi corrispondenti e del canale TV locale Venad News e di fronte ad una folla di curiosi, appena approdato nel porticciolo di Neendakara alle ore 22.30 locali di quel fatidico 15 febbraio 2012 di “essere stati aggrediti da una grossa nave, di cui al buio non aveva scorto il nome, dalla quale gli avevano sparato addosso” causando la morte di due pescatori [1].


Le dichiarazioni di Freddy Bosco iniziano con l’indicazione sull’orario dell’evento, circa le 21.30 secondo lui, affermando di “aver udito un boato”. Giusto per capirci, proiettili da 5,56mm sono piccoli e lo stesso fucile Beretta AR 70/90 è relativamente silenzioso - lo scrivo avendolo provato in prima persona durante il servizio di leva. Non è dunque il rumore dei fucili che, soprattutto nel caso di spari da distanze maggiori di 100m in mare aperto, non sarebbe udibile. Potrebbe essere piuttosto il boato prodotto da razzi dissuasivi, in dotazione ad altri corpi di sicurezza navale, ma non dei marò che hanno solo 6 fucili da 5,56mm a bordo.
Nei giorni successivi, però, la versione di Freddy bosco cambia. In particolare, la posizione del St. Anthony cambierà ogni volta che qualcuno lo intervisterà, ma l’orario verrà sempre collocato alle 16.00 ora indiana: lo stesso orario riportato dai marò nel loro rapporto. Adesso si aprono degli interrogativi:

·         può un uomo, per quanto sotto shock, alle 22.30 confondersi tra qualcosa avvenuto alle 21.30, cioè un’ora prima, e qualcosa avvenuto alle 16.00, ben 6 ore e mezza prima?
·         Il 15 febbraio nel Kerala il sole tramonta alle 18.40, quindi c’è luce fino alle 19.40 circa. Ci si può confondere tra il giorno e la notte?

Vediamo invece le posizioni geografiche, riportate in due altre interviste:

1.       Versione rilasciata al Daccan Chronicles il 3 marzo: 35 miglia nautiche al largo di Chertala. Impossibile, non avrebbero fatto in tempo a tornare a Neendakara per le 22.30 con una barca che viaggia a 8 nodi al massimo.
2.       Intervista a Oggi il 23 marzo: 20 miglia nautiche al largo di Kollam. Possibile, ma in quel caso si sarebbero trovati a 25 miglia dalla Enrica Lexie anziché a 100 metri da essa


Ma dove si trovava allora il St. Anthony? Non è dato di saperlo, in quanto i pescatori dichiarano di muoversi senza GPS. Un po’ strano, nel 2012, che i pescatori vadano per mare per una settimana macinando centinaia di miglia senza il GPS. Ad ogni modo, trovandosi nei pressi dell'Enrica Lexie alle 16.00 a circa 38 km dalla costa, i pescatori avrebbero poi navigato per oltre 6 ore con due morti a bordo verso Neendakara, che dista 70 km, quasi il doppio.
Un altro tratto dell’intervista rilasciata a Oggi: "Noi non abbiamo letto il nome della nave, c'erano pallottole dappertutto. Noi abbiamo solo visto che era una nave nera e rossa. E' stata la polizia, a terra, a dirci quel nome"


Anche qui sorgono alcuni interrogativi:
·         È possibile non riuscire a leggere il nome, scritto a caratteri da 1,5 m su ogni lato della nave, in pieno giorno? (se vale la versione delle ore 16.00)
·         Se invece vale la versione della notte, come hanno fatto a distinguere il colore della nave in pieno oceano al buio? Una nave, in quelle condizioni, appare come una sagoma scura e i colori diventano difficili da vedere. Nemmeno la Luna avrebbe potuto illuminare la nave: quel giorno la fase lunare era infatti al primo quarto e nel Kerala sorse alle 5.35 am e tramontò alle 16.20
·         Il racconto particolareggiato di Freddy Bosco lascia intedere una dinamica incompatibile con i 12 colpi sparati da Latorre e gli 8 da Girone, per un totale di meno di 2 secondi di spari. In un’altra intervista lo stesso Freddy Bosco parla esplicitamente di 1 minuto e mezzo di fuoco.


Incidente fucilieri
Prima intervista a Freddy Bosco
colpi sparati
20 colpi, per un totale di 2 secondi di spari
Dinamica compatibile con 20-30 s di spari
Tipologia di armi
Fucili 5,56 NATO, piuttosto silenziosi
“abbiamo udito un forte boato” compatibile con l’uso di razzi dissuasivi
Orario incidente
Pieno giorno, ore 16.00
“era buio”


La testimonianza del comandante Noviello
Il comandante in seconda della Enrica Lexie, Carlo Noviello, intervistato nei primi tempi dopo l’incidente, affermò che l’imbarcazione che ha tentato l’avvicinamento alla Enrica Lexie non fosse il St. Anthony e che i due marò si siano prodigati in tempo per segnalare la loro presenza a bordo per dissuadere il barchino dalla manovra, prima di sparare. L'elemento nuovo e sensazionale, al tempo dell'intervista, è che il comandante della nave, un uomo con decenni di esperienza in mare, afferma che l'imbarcazione che li ha approcciati fosse diversa dal St. Anthony, ponendo le basi per prendere in considerazione la concomitanza di eventi diversi nello stesso giorno e nello stesso tratto di mare. Il comandante Noviello dichiara inoltre che si trattasse di "una chiara manovra d'abbordaggio" e conferma che i fucilieri spararono in acqua. Non solo, Noviello si spinge a menzionare uno scontro a fuoco - da verificare - avvenuto tra la guardia costiera indiana, intervenuta su segnalazione di un assalto pirata, e una presunta imbarcazione pirata. Quest’intervista è passata però praticamente inosservata sui media nazionali, benché si tratti di un testimone oculare chiave. La possiamo ascoltare integralmente a questo link:



Questa è una ricostruzione diametralmente opposta a quella rilasciata dalla NIA -National Investigation Agency: "Before shooting two Indian fishermen, the Italian marines on board MT Enrica Lexie didn’t issue any warning on loudspeaker or fired warning shots" [3]
In seguito all'allarme lanciato dai pescatori del St. Anthony, che è stato registrato alle 18.20 ora locale, quindi né alle 16.00 e né alle 21.30, la guardia costiera indiana attira in porto la Enrica Lexie con uno stratagemma: comunicano di aver fermato un'imbarcazione di pirati con armi a bordo e chiedono a chi avesse subito assalti di presentarsi in porto per l'identificazione [4] [5]. Questo fatto denota che la guardia costiera fosse certamente a conoscenza della possibilità di assalti pirateschi e di scontri a fuoco nell'area, altrimenti non si spiega come appena ricevuto l'allarme avessero già pronta quella che sarebbe poi divenuta la versione ufficiale degli eventi - salvo esserne implicati loro in prima persona. Da parte loro, i pescatori hanno riportato versioni discordanti anche dai riscontri ufficiali: se l'incidente fosse avvenuto alle 16.00, perché diramare l'allarme alle 18.20, quindi due ore e venti dopo? In ogni caso, le numerose versioni rilasciate minano fortemente la credibilità dei pescatori: essi sono certamente le vittime della vicenda ma chi ci assicura che la versione ufficiale non sia semplicemente quella che garantisce loro un sicuro risarcimento e fa ricadere la responsabilità di tutto ad attori esterni al sistema "India"? Freddy Bosco mentiva spudoratamente quando affermava, appena rientrato in porto, che l'incidente fosse avvenuto solo un'ora prima, alle 21.30. Cosa lo ha spinto dunque a non dire la verità? Non vi era ancora accordo sulla versione da raccontare? I dubbi sono legittimi.

Il St. Anthony, l'autopsia e la perizia balistica

Analizziamo adesso la barca: la polizia indiana referta 15 fori di proiettile sul St. Anthony. Considerando che i marò hanno esploso 20 colpi, significa che ben 3 su 4 sono andati a segno: una percentuale che denota senza dubbio la volontarietà di colpire, da quelle distanze e con un bersaglio mobile in mare. La domanda che ci si pone è: com’è possibile che due professionisti con 20 anni di esperienza si mettano a sparare senza preavviso a una barca di pescatori in barba a tutti i protocolli e alle regole d’ingaggio, senza nemmeno sparare le raffiche di avvertimento in mare? Oppure, ribaltando il punto di vista: se si tratta di due pistoleri col prurito sulle mani, perché sparare solo per il tempo di circa 1 secondo a testa? Se proprio avessero avuto voglia di giocare al tiro al bersaglio, avendo 20'000 proiettili in dotazione non avrebbero avuto motivo di fermarsi subito. Avrebbero potuto persino affondare il peschereccio, evitando di lasciare superstiti e prove, se proprio vogliamo pensare alla malafede. Abbiamo motivo di dubitare che due professionisti non seguano i protocolli? Se avessero anche solo sparato un paio di raffiche in mare, su un totale di 20 colpi sparati non sarebbero rimasti colpi sufficienti per causare altri 15 fori sul St. Anthony, con fucili che ne sparano 11 al secondo.
Tutte le congetture assumono un valore relativamente piccolo rispetto alla prova regina: la perizia balistica. In pratica, sarebbe possibile stabilire quale arma abbia sparato i colpi prelevati dai corpi dei poveri pescatori uccisi. La cosa veramente incredibile è che i periti italiani della difesa sono stati esclusi dall’autopsia e dalla perizia balistica [6]. Già solo questo fatto invaliderebbe tali prove in sede processuale in qualsiasi paese in cui vige lo stato di diritto. Ma soprattutto: PERCHE’ escluderli? La polizia indiana aveva forse qualcosa da nascondere? Lo stesso St. Anthony, un IMPORTANTISSIMO reperto, ci s’immagina venga conservato nelle migliori condizioni possibili, soprattutto in attesa di un processo al centro di un incidente diplomatico internazionale. Invece no:


Il peschereccio è stato lasciato affondare nel porto di Neendakara. Siamo di fronte a dilettantismo e negligenza da parte degli inquirenti indiani, oppure vi è l'interesse a distruggere le prove disponibili?
Nonostante queste evidenti irregolarità, arriviamo al referto dell'esame autoptico, rilasciato dal Prof. Sasikala il 16 Febbraio. Il comunicato recita: “firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum [...] il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base»”:



Solitamente per i proiettili si indica il calibro, non la circonferenza. Ad ogni modo, 2,4cm di circonferenza portano al calibro 7,62mm, forse il calibro più diffuso al mondo tra le armi d’assalto. In particolare il proiettile 7,62 x 32mm potrebbe appartenere ad armi imbarcate sulle motovedette sia indiane che della marina cingalese. Ripeto: un calibro molto comune.


Ad ogni modo, questa perizia SCAGIONA in modo definitivo i nostri marinai. Non vi erano armi calibro 7,62mm a bordo dell’Enrica Lexie, solo 6 fucili Beretta 70/90 da 5,56mm. Nei giorni successivi al rilascio dei risultati dell'autopsia, la procura ordina una nuova perquisizione a bordo della Enrica Lexie, [7] [8] nonostante fosse già stata esaminata in precedenza. Cosa speravano di trovare? Forse armi calibro 7,62 mm sfuggite ai controlli?
A dispetto dei risultati dell'autopsia, la stampa indiana dopo qualche giorno annuncia la compatibilità tra i proiettili rinvenuti nei corpi e due dei fucili a bordo dell’Enrica Lexie, pubblicando i risultati di una perizia balistica che contraddice evidentemente la relazione del Prof. Sasikala. Il problema è che, analizzando le matricole dei fucili dichiarati dagli indiani, si risale a quelli dei marò Voglino e Adronico, CHE NON HANNO SPARATO. [9] Cosa se ne evince? Che gli inquirenti indiani, in possesso di tutti e 6 i fucili dei militari a bordo, ne abbiano presi due a caso per sparare dei colpi da refertare come proiettili ritrovati nei cadaveri? Peccato che, in questo caso, avrebbero scelto i fucili sbagliati: siamo di fronte alla fabbricazione di prove? Ad ogni modo, in Italia qualcuno che scrive su giornali a diffusione nazionale, che non cito per evitare di fare pubblicità alle ricostruzioni parziali, è arrivato ad affermare che: "Nella concitazione i marò si sono confusi e hanno preso le armi dei colleghi", ignorando totalmente cosa significhi avere in gestione un'arma ed esserne l'unico responsabile, oltre a sconfessare totalmente il referto autoptico.

Incidente Olympic Flair
Nello stesso giorno, una nave greca ha riportato un tentativo di assalto da parte di barche di pirati. L’assalto sarebbe stato abbandonato dai pirati dopo che l’allarme risuonò sulla nave, stando al rapporto compilato dagli stessi operatori imbarcati.


Il comandante ha dichiarato che a bordo si trovava un team della Diaplous disarmato. La cosa risulta incredibile: perché pagare del personale specializzato che non avrebbe poi la possibilità di difendersi da un assalto, se non “a parolacce”? Ma, soprattutto, se andiamo sul sito della Diaplous, possiamo credere che il servizio offerto dall’azienda comporti l’impiego di personale disarmato? A occhio, non si direbbe:


Sul sito dell’agenzia di security si può anche notare (foto seguente) uno degli operatori nell’atto di sparare un razzo “dissuasore”; si tratta di un'arma che dovrebbe scoraggiare eventuali abbordaggi per via del boato che produce esplodendo: poco più di un fuoco d’artificio ma che indurrebbe eventuali malintenzionati a pensare che la nave assaltata sia protetta da armi di notevole potenza. Questo armamento è compatibile con il boato menzionato da Freddy bosco nella sua prima intervista, appena sbarcato. Ciò non significa che i colpevoli siano gli operatori della Diaplous, semplicemente prova che questo tipo di armamento venga effettivamente impiegato dai team di security imbarcati a protezione delle navi civili anche in quel tratto di mare.


La Olympic Flair si trovava all’ancora vicino al porto di Kochi, quindi a circa 120km dal porto di Neendakara dove è rientrato il St. Anthony. Questo significa che la Olympic Flair risulta difficilmente collegabile con l’incidente per via della distanza. Possiamo però trarre alcune deduzioni:
·         Quel giorno, in quel tratto di mare, c’erano effettivamente imbarcazioni di pirati in azione, essendo stati segnalati da almeno due navi diverse. E’ plausibile che gli stessi abbiano tentato più di una sortita, in seguito magari ad un primo insuccesso. Quindi i nostri potrebbero non essersi inventati un abbordaggio per giustificare un tiro al bersaglio ma aver assistito realmente ad un approccio ostile
·      Il comandante della Olympic Flair non può dichiarare di imbarcare un team di security DISARMATO senza lasciarci perplessi
·         L’orario e la posizione indicata sul rapporto dell’incidente coincidono esattamente con il passaggio delle unità indiane di scorta alla Enrica Lexie verso il porto di Kochi: possibile che nessuno si sia accorto del tentato assalto, o che il personale della Olympic Flair non abbia avvertito le vicine unità indiane? Questo pone dei seri dubbi sulla veridicità della posizione della Olympic Flair

Chi ha ucciso Valentine Jelastine e Ajesh Binki?
Le tesi in tal senso possono essere molteplici: contractors di sicurezza imbarcati su un’altra nave, la stessa marina indiana allertata che li ha scambiati erroneamente per pirati, oppure ancora la marina cingalese in uno dei numerosi scontri a fuoco con i pescatori indiani: se è vero che hanno navigato per 6 ore e mezza prima di giungere al porto di Neendakara, allora anche le acque territoriali cingalesi rientrano nel possibile raggio d'azione del St. Anthony; non è una zona di mare tranquilla. A sostegno di queste tesi alternative, possiamo citare:

1. L’episodio in cui la marina indiana ha affondato un peschereccio thailandese con 14 marinai a bordo, scambiandoli per pirati. Nessun militare indiano è mai stato arrestato o incriminato per questo  [10]
2.  Le centinaia di pescatori indiani uccisi negli anni dalla marina cingalese. Addirittura il Primo Ministro del paese giustifica tale massacro in nome del rispetto delle acque territoriali, dichiarando: “Perché pescate da noi? Se state dalla vostra parte, nessuno vi spara” [11] Naturalmente i pescatori non avrebbero ottenuto nessun risarcimento economico, in questo caso

A proposito della tesi che vedrebbe coinvolta la guardia costiera cingalese, sul sito qelsi.it si trova un'interessante ricostruzione che vedrebbe l'orario dell'incidente indicato da Freddy Bosco appena rientrato in porto, le 21.30, da riferire al giorno precedente [12]. In questo modo si giustificherebbero il rigor mortis delle vittime, il calibro dei proiettili e il ricco bottino di tremila pesci introvabili nelle acque del Kerala, a bordo del St. Anthony.
Non si hanno certezze su chi abbia veramente ucciso i poveri Valentine Jelastine e Ajesh Binki però, a giudicare dei riscontri obiettivi riassunti nella seguente tabella, su chi avrebbe avuto i sospetti maggiori un tribunale indipendente? E’ lecito che una delle parti in causa sia anche la parte giudicante, nonché incaricata di effettuare le indagini? Ovviamente NO.


Affidabilità dell’India e strumentalizzazioni politiche

POLITICA INDIANA: Nello stato del Kerala, il governatore apparteneva al partito oppositore del partito di governo di Sonia Gandhi, italiana trapiantata in India. La campagna elettorale è stata improntata sul nazionalismo e sulla estraneità della Gandhi alla nazione indiana. Secondo voi, se al governatore del Kerala capitasse la possibilità sotto elezioni di catturare e incriminare due italiani, sfrutterebbe o no la possibilità di strumentalizzare la questione ai fini politici? Viene quasi da sorridere a pensarci, comunque una risposta si può trovare nell’intervista a Subramanian Swami del partito “Bharatiya Janata”:
Nel primo video si afferma che “Sonia Gandhi ha aiutato i due marinai italiani killer”, benché il processo non abbia decretato tuttora che siano colpevoli. Nel secondo invece si afferma che “Raoul Gandhi (figlio di Sonia, ndr) è un drogato, omosessuale e (ancora peggio) ha il passaporto italiano”. Dobbiamo aggiungere altro a questo mix di insulti razzisti, omofobia e ignoranza? Si aggiunga che l'India ha un passato da paese colonizzato per cui il sentimento di revanscismo nei confronti dei paesi occidentali può essere facilmente cavalcato per fini elettorali. Nulla di diverso da quello che avviene a casa nostra, che in fatto di strumentalizzazioni non prendiamo lezioni da nessuno.

CASO SOLDATI INDIANI ACCUSATI DI STUPRO IN CONGO [15]: L’India ha preteso l’IMMUNITA’ FUNZIONALE per i suoi caschi blu impegnati in missione di peacekeeping in Congo. Adesso, possiamo discutere sulla liceità o meno del concetto di “immunità funzionale”, che fa decadere almeno in parte la responsabilità individuale di personale in servizio ma la domanda da porsi è: è più lecito applicarla a due militari che nel peggiore dei casi sono incappati in un tragico errore di valutazione oppure a presunti stupratori che certamente non hanno agito “per errore”? Domanda retorica, ad ogni modo l’India ha preteso l’immunità funzionale per i suoi soldati mentre, in barba alla seppur minima coerenza, la nega ai fucilieri italiani.

AFFIDABILITA’ DELLA MAGISTRATURA INDIANA: non si può evitare di menzionare la vicenda di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, imprigionati in India per CINQUE ANNI con l’accusa di omicidio SENZA LO STRACCIO DI UNA PROVA [16]. Tomaso Bruno, 31 anni, ed Elisabetta Boncompagni, 42, erano stati condannati al carcere a vita con l'accusa di aver ucciso un loro compagno di viaggio, Francesco Montis, fidanzato della donna. Era il 2010, il giovane venne trovato cadavere in una camera d'albergo a Varanasi, nel nord-est dell'India. I tre ragazzi facevano uso di droga. La difesa provò a dimostrare che Montis quella notte fu vittima di un malore. Per i magistrati indiani si trattò invece di un delitto passionale con cui Tomaso ed Elisabetta si sarebbero voluti liberare dello scomodo fidanzato: praticamente, il classico triangolo amoroso. Eppure i tre vanno in vacanza insieme! Non solo, anziché lasciare il vecchio fidanzato per quello nuovo spiegandogli le ragioni, come si userebbe tra persone civili, la Boncompagni avrebbe deciso di eliminarlo, d’accordo col suo amante. Tutto questo mentre si trovano in vacanza in un paese straniero, per giunta NON nella foresta ma in hotel in città a Varanasi, dove non vi sarebbe alcuna possibilità di nascondere un cadavere. Loro stessi, tra l’altro, chiamano l’ambulanza e la polizia. L’autopsia, eseguita da UN OCULISTA, non riscontra la morte per strangolamento, eppure in giudice non ha dubbi: ERGASTOLO per i due malcapitati italiani. Tribunali del genere possono garantire un giusto processo?

RICOSTRUZIONE DELLA MAGISTRATURA INDIANA: ricapitolando, secondo la versione della magistratura indiana dovremmo essere di fronte a due militari incapaci di distinguere una barca che passa da un assalto di pirati, che non rispettano le regole d'ingaggio e falsificano i rapporti. Vediamo tutte le incongruenze con la versione fornita dai fucilieri stessi:


Versione fucilieri
Versione Guardia Costiera Indiana
Direzione St. Anthony
In rotta di collisione con l’Enrica Lexie
parallela e opposta all’Enrica Lexie à i fucilieri della Marina quindi non sanno distinguere una barca che passa da una che tenta un abbordaggio
Ingaggio verso il natante in avvicinamento
1. Flash di segnalazione
2. Palesata presenza personale armato a bordo
3. Sparate tre raffiche in acqua
Immediati spari sul St. Anthony à violazione delle regole d’ingaggio. Perché avrebbero dovuto omettere le raffiche di avvertimento?
Fucili adoperati
Fucili di dotazione personale, contrassegnati dal numero di matricola e assegnati in modo univoco
Armi dei fucilieri Voglino e Adronico àutilizzo di armi dei colleghi in barba alle più elementari norme di gestione e senza alcun motivo apparente

Il governo italiano
L’impressione che ne ho tratto è che i rappresentanti del debole governo Monti, al tempo dei fatti contestati non abbiano per primi creduto alla versione dei fucilieri, che si sono da subito dichiarati innocenti. Questa deduzione si basa su due fatti:

·   Il risarcimento accordato a tempo di record alle famiglie dei pescatori, nel tentativo forse di ammorbidire le posizioni indiane
·   L’improntare la strategia difensiva sulla posizione della Enrica Lexie in acque internazionali e quindi fuori dalla giurisdizione indiana, anziché sull'innocenza dei fucilieri

Probabilmente nessuno ha pensato che, in uno stesso giorno, potessero avvenire due incidenti così simili in un ristretto tratto di mare, ed effettivamente è un fatto anomalo, a meno che non sia una stessa imbarcazione di pirati a tentare più sortite. Il governo e il comando stesso della marina hanno commesso di conseguenza numerosi errori, esponendo il paese al ricatto dell’India sia dal punto di vista politico che commerciale. Il governo attuale ha le mani legate dalla permanenza di uno dei due fucilieri in india. La mia impressione è che però qualcuno in India si sia reso conto dell’insostenibilità del processo di fronte ai riflettori internazionali, viste le prove a disposizione. Prova ne sono i continui rinvii, nonostante ci fossero a disposizione degli inquirenti materiale e prove sufficiente a chiudere il caso in pochi giorni– e parliamo di un fatto del 15 febbraio 2012. Probabilmente i “più informati” in India sperano in una soluzione decretata dal Tribunale del Mare, tanto che la Corte Suprema Indiana ha accettato l’arbitrato internazionale il 14 luglio 2015, nonostante le dichiarazioni sprezzanti della politica indiana nei giorni precedenti in merito. [17]

Ovviamente, dopo aver montato il caso e dopo le strumentalizzazioni politiche di fronte all’opinione pubblica, nessuno in India vorrebbe dire: “Scusate, abbiamo preso un granchio”, mentre il Tribunale del Mare (di Amburgo...) offrirà loro la scappatoia e l'alibi di un tribunale “occidentale” che salva due occidentali dalla giustizia indiana. E, ci scommetto, lo stesso sosterranno gli immancabili complottisti e radical-chic accusatori nostrani, pur di non chiedere scusa ai due connazionali per tutte le “parole a vanvera” che sono volate in questi anni.

sabato 1 agosto 2015

Ed è ancora tutta colpa di Monti...

Oggi mi sono imbattuto in questo articolo:

http://blog.ilgiornale.it/greco/2015/07/31/monti-ha-salvato-il-paese/#

in cui si spiega come prima del governo Monti stessimo tutti quanti meglio. Non solo, l'autore si lancia in un perentorio: "L'Italia a un passo dal default è una gigantesca fregnaccia"
Io adesso vorrei chiedere all'autore dell'articolo: qual è il messaggio che vuole dare? Che prima che arrivasse Monti le cose andavano benissimo? Che è stato l'euro a rovinarci? NO! La rovina è stato vivere per anni sui soldi prestati, e non c'è nessun complotto: se io continuo impunemente a indebitarmi e non faccio nulla per sanare il mio bilancio, i creditori hanno tutto il diritto di pretendere tassi d'interesse più alti per i soldi prestati, è inevitabile. 
POI è ovvio che dopo una cura come quella di Monti l'economia vada in recessione, ma a chi diamo la colpa, a Monti che ha cercato di sanare il bilancio o di chi ha governato allegramente nei 30 anni precedenti? Faccio un esempio pratico: un uomo goloso mangia dolci per 30 anni tutti i giorni a colazione, pranzo e cena, è sempre in cerca di "zuccheri facili" diciamo. Dopo 30 anni di questa dieta gli viene il diabete. Il dottore gli prescrive di rinunciare ai dolci più iniezioni giornaliere d'insulina. Essendo goloso la cosa gli pesa ma, visto che sta male, sulle prime accetta la nuova dieta. Dopo un po' di tempo, gli viene nuovamente voglia di dolci e così pensa: "Questo dottore è stato la mia rovina, stavo meglio quando mangiavo i dolci e non dovevo fare le punture!". Ma perché oggi non può mangiare i dolci? Perché glielo ha detto il dottore, oppure perché la sua dieta troppo "golosa" lo ha fatto ammalare? Ovviamente la risposta giusta è la seconda. Le cose invece pare che non funzionino così a livello di politica economica: la colpa nel sentir comune è del dottore.
L'autore dell'articolo puntualizza poi che non sia stato l'avvento di Monti a fare calare lo spread, bensì l'acquisto dei titoli nazionali da parte della BCE: è vero, ma "dimentica" di dire che tale acquisto è subordinato al risanamento del bilancio e che la BCE non avrebbe MAI prestato soldi all'Italia se questa avesse continuato a presentare deficit di bilancio di oltre il 5% come gli ultimi governi Berlusconi, ben oltre il tetto già generoso del 3% imposto dalla comunità europea. Il grafico seguente mostra insindacabilmente tutta la gravità delle "allegre" gestioni finanziarie dei governi passati, soprattutto negli anni '80, dove non si aveva però la percezione di quanto sarebbe stato grave il problema del debito, e poi durante i governi Berlusconi in epoche recenti. Addirittura Craxi nel 1985 riuscì a creare nuovo debito per una cifra che ammontava a ben il 12,4% del PIL: è vero che il tetto del 3% non era ancora in vigore, però non serviva un genio a capire che un tale tasso di crescita del debito fosse insostenibile. Berlusconi invece si accontenta di un dignitoso 5,45% in piena epoca euro, corrispondenti però a ben 106,7 MILIARDI di € di debito creato in un anno, il 2009.


In pratica, Monti ha fatto il "lavoro sporco" che un politico non avrebbe potuto fare. Il fatto è però che nessuno avrebbe mai dovuto aumentare le tasse così tanto se non si fosse abusato del debito e dei soldi prestati, soprattutto per finanziare privilegi e marchette elettorali. 
Tutto questo non vuole, sia chiaro, essere una celebrazione dell'operato di Monti. Come ho scritto nei post precedenti, le soluzioni migliori per lenire le pene del debito possono trovarsi nella nazionalizzazione dello stesso e nel taglio degli sprechi della spesa pubblica. Invece Monti ha optato per l'aumento orizzontale delle tasse, con ovvi effetti deprimenti sulla già malconcia economia nazionale. Professore, per questa volta è BOCCIATO!
Comunque voglio fare i complimenti a questo tale Alessandro Greco per come sia riuscito ad accumulare una grande quantità di informazioni ben confuse nel suo post, alla fine è riuscito a buttarla in fuffa e far passare a molti il concetto che quello dello spread sia stato tutto un complotto, che il debito non sia un problema e che invece lo sia l'euro. Un capolavoro di supercazzola.

martedì 24 settembre 2013

Debito pubblico: di chi è la colpa? Come uscirne?

Questo post si propone di analizzare a fondo i meccanismi dei debiti nazionali; non si capisce se la perversione più grande stia nel meccanismo in sé o nel fatto che sia tutto alla luce del sole. Solo il 14% circa del debito italiano è in mano a investitori privati; il resto è in mano a banche, perlopiù estere, e compagnie assicurative [1]. Siamo perciò di fronte a un rapporto a tre, nefasto come in amore, come cantava Renato Zero.


Questo è un sistema inventato dagli economisti, e come tale avvantaggia solo i finanzieri, gente cioè che fa i soldi con i soldi. Le banche prestano i soldi agli stati in quantità enormi, ricevendone interessi dell’ordine del 4-5% annuo senza alcun rischio. Guadagnano senza fare nulla. L’Italia pagherà solo di interessi circa 100 mld quest’anno: nei fatti, gli interessi sul debito pubblico costituiscono la tassa sulle banche. La cosa perversa è che le banche prestano soldi non loro, ricavandone profitti. Il contributo delle banche alla società è quindi ridotto a quello di parassiti. Io metto 100€ in banca, questa li presta all’Italia, chiedendo il 5% d’interesse annuo. Alla scadenza, l’Italia rimborsa capitale e interesse alla banca, caricando il tutto sulle tasse. Morale della favola: io, cittadino, ho dato indirettamente 5€ d’interesse alla banca sui miei stessi soldi, facendo sembrare che i miei governanti abbiano fatto un buon lavoro e ingrassando i banchieri. Tutto a mie spese: geniale quanto diabolico.

Funzione del debito nel bilancio di uno stato
Le entrate di uno stato sono essenzialmente le tasse, o gettito fiscale, mentre le uscite sono invece costituite dal costo dei servizi (pensioni, scuole, ecc.). Siccome il gettito fiscale dipende dall’economia, che è variabile, mentre i servizi da pagare sono abbastanza costanti, è praticamente impossibile pareggiare perfettamente il bilancio di uno stato anno per anno. In caso di bilancio positivo si parla di avanzo primario, mentre in caso opposto si parla di deficit. In un paese sano, il ricorso al debito dovrebbe servire a coprire piccoli disavanzi di bilancio, nell’ordine del punto % di PIL, e a patto che negli anni vi sia un’alternanza di bilanci positivi e negativi. In questo modo un piccolo debito funziona da polmone dell’economia. L’Italia, invece, non ha mai avuto un bilancio in pareggio e tantomeno positivo negli ultimi 40 anni: questo significa che abbiamo sempre speso di più delle nostre possibilità, accumulando continuamente debiti. Si è, inoltre, ricorsi allo strumento del debito non solo per coprire piccoli disavanzi ma per finanziare privilegi folli e senza nessuna possibilità di ritorni economici futuri, come babypensioni, pensioni d’oro e costi della politica (vedi La spesa pubblica in Italia), nascondendo così sotto al tappeto le nefandezze di una classe politica malata.

Il debito: capitale e interessi
Come funziona l’emissione dei titoli di Stato? Circa come per i prestiti che può chiedere chiunque alla banca; nel caso di un prestito personale però, normalmente si devono restituire rate mensili comprensive di una quota di capitale e di una quota d’interessi. Nel caso dei titoli di stato invece, alla scadenza si liquidano in un’unica soluzione capitale e interessi. Facciamo un esempio: se io mi sono fatto prestare 100€ e la banca mi ha chiesto il 5% annuo d’interesse, con questo meccanismo alla scadenza dovrò restituire 105€. 
Siccome restituire in un'unica soluzione capitale e interessi non è mai comodo, soprattutto se l'anno precedente si hanno avuto "soldi facili" con cui finanziare il proprio benessere, ecco che gli stati tendono a rinnovare il debito, nel senso di pagare capitale e interessi ai creditori dell'anno precedente facendosi prestare nuovo denaro dagli investitori. In questo modo si maturano però gli interessi degli interessi, con un meccanismo esponenziale. E' chiaro che nessuna crescita di PIL al mondo potrà mai essere esponenziale per cui il debito crescerà sempre più rapidamente del PIL: quella della crescita a debito controllato è solo una favoletta.

Storia del debito italiano
Possiamo individuare 5 periodi:
1° periodo: anni ’70 e ’80, i governi continuavano a chiedere soldi a prestito, incuranti degli interessi oltre il 10% annuo e della crescita vorticosa del debito. In quegli anni la debolezza della lira pesava molto sugli interessi dei titoli di stato; gli investitori esteri pretendevano tassi molto alti per guadagnare nonostante la svalutazione costante della nostra moneta rispetto ad altre più forti
2° periodo: dal 1990 al 2002. Ci si rende conto che il debito è diventato insostenibile e si cerca di porre un freno alla sua crescita galoppante. Tra il ’90 e il ’94 non chiediamo più di aumentare il capitale prestato ma ci limitiamo a coprire gli interessi maturati con nuovi prestiti. Nel ’92 Amato autorizza un prelievo forzoso dello 0,6% sui conti corrente per sanare il buco di bilancio [7]. Fino al 2002 si susseguono governi di centrosinistra che ben lavorano al contenimento del debito, pur non entrando mai nella situazione “B”: si rallenta la crescita del debito, ma senza arrestarla. L’unico indicatore che migliora è il rapporto debito/PIL. Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, entrambi economisti docenti alla Harvard, hanno detto che fino al 90% di rapporto debito/PIL va bene (peraltro sbagliando i calcoli [2]) e tutti hanno loro creduto. Per noi che siamo italiani anche il 100% va ancora bene, ovviamente, anche se si spende più d’interessi che per gli ospedali. Io dico che il debito pubblico massimo non deve mai superare il 5-6% del PIL, ma…non sono un economista.
3° fase: dal 2002, avvento dell’euro, al 2008 con la crisi internazionale. Con l’avvento dell’euro, la svalutazione della nostra moneta non pesa più sui tassi d’interesse, in quanto gli investitori esteri appartengono anch’essi all’area Euro. Questa è stata l’occasione irripetibile per abbattere finalmente il debito, eppure i governi Berlusconi che si succedono ne approfittano per creare nuovo debito, oltretutto non rispettando mai il tetto del 3% del deficit imposto dall'Europa. Il debito passa da 1300 a oltre 2100 miliardi di € in questa fase: è il colpo di grazia alla nostra economia.
4° fase: dal 2008, anno di inizio della crisi internazionale, al 2011, anno della “crisi dei debiti sovrani”. In questo periodo si ferma la crescita del PIL mentre il debito, sostenuto dalle nuove emissioni di titoli, continua a impennarsi. Gli italiani continuano a spendere quasi 2000€ di tasse a testa all’anno per pagare gli interessi sul debito ma questo non importa a nessuno. Gli investitori internazionali, invece, molto attenti al RAPPORTO DEBITO/PIL, notano a metà 2011(comunque troppo tardi) che questo sta sfondando quota 120% e iniziano a far impennare i tassi d’interesse che, a novembre dello stesso anno, arrivano all’8% annuo. Berlusconi non può risolvere la situazione se non con manovre impopolari e, aiutato dallo SPREAD, si dimette in favore di un governo tecnico che faccia il lavoro sporco. Lo spread è quel parametro che dice quanto valgono i tassi d’interesse dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi; i tedeschi, dal canto loro, sono anch’essi proni a questo gioco d'ingrasso delle banche ma, siccome la loro economia per adesso gira e sono ricchi, non ci fanno caso.
5° fase: dal 2011 ad oggi. Monti sale al governo con funzione di parafulmine durante la tempesta. Applica misure correttive che solo un professore della Bocconi avrebbe potuto immaginare: aumentare le tasse e tagliare i servizi. Riesce nella fantomatica impresa di contenere l’aumento del debito (attenzione: non di diminuirlo, bensì contenerne l’aumento). Gli investitori internazionali, leggasi banche estere, si rendono conto che se l’Italia diventasse insolvente sarebbero dolori per tutti, per cui smettono di tirare una corda già fin troppo tesa, lo spread magicamente scende e i tassi dei nostri titoli nel 2013 rientrano in area 4-5%. Se il paese fosse stato governato per 40 anni da Monti, cioè con attenzione alla crescita del debito, a quest’ora non avremmo problemi. Siccome però l’italiano medio ha la memoria di una lucertola, Berlusconi a inizio 2013, scampato il pericolo dello spread, può tornare alla carica con la sua nuova campagna elettorale riuscendo a far credere che la recessione sia colpa delle misure anti-crisi di Monti. Premesso che Monti non sia, nei fatti, quel che si definisce “un genio”, è però singolare che la causa del problema faccia ricadere le colpe sul rimedio accrescendo il suo consenso popolare. Viva l’Italia.

Analisi dei governi
Tempo fa il nostro premier S.B., dichiarò di essere il miglior presidente della storia della repubblica. A conti fatti, possiamo stilare un’insindacabile classifica matematica per quanto riguarda gli ultimi 40 anni di gestione della finanza pubblica:
Peggior governo negli ultimi 40 anni: 1985, governo Craxi. Riuscì nell’impresa di aumentare il debito di ben 53,2 miliardi di €, cioè il 12,38% del PIL di quell’anno. E’ come se un padre di famiglia che guadagna 1000€ al mese, oltre a spendere tutti i soldi guadagnati, si facesse ancora prestare ogni mese altri 123€ al tasso dell'8,4% annuo per riuscire a coprire le spese, anziché cercare di spendere un po’ meglio i soldi disponibili. Tra l’altro, impiega il denaro prestato in qualche giocattolo extra per i figli per far sembrare che vada tutto bene, ma principalmente per andare impunemente a puttane. I figli, dopo 20 anni di questo andazzo, si ritrovano un debito mostruoso da saldare e nulla più.
Se dobbiamo però guardare al danno arrecato in valore assoluto, la palma del vincitore spetta al governo Berlusconi del 2009: riuscì a creare debito per la stratosferica cifra di 106,7 MILIARDI DI € in un solo anno, con un deficit del 5,45%, incurante del tetto del 3% imposto dalla comunità europea. E' questo il grande statista di cui alcuni, oggi, hanno nostalgia? Quello che regala soldi prestati?
Miglior governo negli ultimi 40 anni: 1997, governo Prodi. Ridusse la crescita del debito di 72,3 miliardi di €, il 6,9% del PIL. Questo significa che riuscì a contenere la crescita restituendo quasi tutti gli interessi maturati, non che restituì parte del capitale. E’ già un bel risultato, se si fosse continuato su questa via anche dopo l’avvento dell’euro e con la conseguente riduzione dei tassi d’interesse, a quest’ora non avremmo avuto la crisi del debito oltre a quella internazionale. Considerare che negli anni ’80 il deficit di bilancio era dovuto a spese insostenibili e folli, mentre a partire dagli anni ’90 in poi è dovuto principalmente agli interessi sul debito: senza di esso avremmo avuto molti anni di avanzo primario

Grafici dei dati elaborati

1. PIL e debito degli ultimi 40 anni [3]. E’ ben visibile l’effetto della crisi del 2008 sul PIL (linea blu). Per quanto riguarda il debito (linea rossa), è importante l’inclinazione della curva. Da notare come il debito acceleri la sua crescita soprattutto negli anni ’90, cioè dopo che sono state prese misure per contenerlo. Questo significa che il debito è un mostro che si autoalimenta: più è grande e più cresce. Finché era piccolo ci hanno pensato i vari governi democristiano-socialisti a foraggiarlo, poi ha iniziato a camminare da solo.




2. Interessi passivi annui: gli interessi sono dati dal prodotto del capitale per il rendimento medio annuo dei titoli. Il capitale del debito è sempre stato in costante ascesa, mentre il rendimento dei titoli ha avuto delle variazioni sia a salire che a scendere nell’intervallo tra il 4 e l’11% Da notare, infatti, come gli interessi fossero più alti negli anni ’90, quando il debito era solo il 60% di quello odierno ma gli interessi dovevano essere più che che doppi, per via della dalla debolezza della lira, per attirare gli investitori esteri [4]. Anche questo grafico mostra come la maggior parte del danno sia da attribuire alle politiche degli anni ’80, vista l’impennata della curva degli interessi in quel periodo.




3. Saldo: questa è la differenza tra il debito dell’anno corrente e quello dell’anno precedente, al netto degli interessi maturati. Se è positivo (area indaco del grafico), significa che il governo ha emesso nuovi titoli in quantità superiore a quella pregressa, incassando così nuova liquidità (situazione “D”) ma accrescendo vertiginosamente il debito. Vediamo come questa fosse una situazione tipica degli anni ’80. Negli anni in cui il saldo è negativo, invece, si sta facendo qualcosa per ridurre o almeno contenere il debito ma, di contro, occorre aumentare le tasse per coprire il disavanzo. In questo caso il record spetta al governo Monti; è interessante notare come negli anni in cui un governo opera con lungimiranza, la sua popolarità crolli, mentre nei periodi in cui si sperpera denaro il popolo bue è contento.




4. Saldo cumulato negli anni, ovvero la somma di tutti i saldi degli anni precedenti. Il cumulo dei saldi fa capire bene come lo strumento del debito porti benefici solo nel breve termine, mentre nel lungo termine sia una macchina infernale foraggia-banche: il cumulo di liquidità ricevuta dall’Italia ha toccato il massimo di 210 miliardi di € nel 1994, dopodiché gli interessi hanno preso il sopravvento e il flusso monetario ha cambiato direzione (cioè verso le banche), raggiungendo il saldo negativo di -400 miliardi, a cui vanno aggiunti i 2000 di capitale ancora da rimborsare più gli interessi futuri da maturare. Proprio come il tizio “in balia degli usurai” della canzone di Celentano.




Soluzioni
Dichiarare bancarotta: cioè non restituire il capitale. Premesso che non restituire i soldi prestati è come rubare, questa sarebbe una via da non percorrere. Inoltre, una volta dichiarata la bancarotta, gli investitori internazionali abbandonerebbero e boicotterebbero il paese, costringendoci ad avere un costante avanzo primario di bilancio, cosa non impossibile ma nemmeno comoda da praticare. Considerato quanto hanno lucrato le banche in 40 anni sulle spalle dei cittadini, questa soluzione potrebbe anche essere considerata legittima ma, in un mero calcolo di convenienze, alla lunga l’isolamento internazionale potrebbe costare più del debito non saldato. Argentina docet [5-6].

Tagliare i servizi e aumentare le tasse: questa è la soluzione unica a cui arrivano fior di economisti e professori. Ha il difetto di deprimere l’economia in una spirale negativa del tipo

più tasse --> meno consumi --> meno gettito fiscale --> più tasse

Quindi, in sostanza, semplicemente non funziona.

Sanare il debito vendendo il patrimonio pubblico: quest’altra soluzione è molto in voga tra i giovani economisti rampanti che spopolano in decine di blog. Il problema è che vendere il patrimonio pubblico ai privati non porta nessuna garanzia sulla gestione dei beni a favore della collettività. Vendereste il Colosseo a un privato? Io direi di andarci cauti, è una cosa che va studiata a fondo. Inoltre, reperire investitori in un periodo di crisi non è affatto scontato.

Soluzione ”giapponese” o nazionalizzazione del debito: i giapponesi hanno il rapporto debito/PIL più alto al mondo, circa il 200%, eppure non vi è allarme attorno all’economia giapponese, o almeno non quanto attorno a quella dei cosiddetti PIGS (Portugal-Italy-Greece-Spain). Questo perché i giapponesi, da bravi giapponesi, remano tutti insieme e accettano di comprare i titoli dello stato giapponese con un tasso del 2%, anziché venderli alle banche. Vi sembra poco? Considerate che il tasso d’interesse dei conti correnti è 0%, a cui bisogna oltretutto sottrarre le spese; inoltre, il cittadino italiano paga indirettamente il 5% d’interesse alle banche sul debito pubblico anziché ricevere questo 2%, per cui la differenza tra sistema italiano e giapponese è 7%. Chiediamoci anche perché i governi giapponesi abbiano emesso una quantità così alta di titoli: per finanziare i privilegi di pochi? Ovviamente no. Hanno finanziato la ricostruzione delle infrastrutture a seguito di grandi catastrofi naturali, infrastrutture senza le quali la loro economia non sarebbe ripartita. Una persona tempo fa mi disse, con aria molto informata sui fatti, che non avremmo dovuto preoccuparci del debito perché in Giappone: "Ce l’hanno molto più alto e vivono benissimo".



Nel 1992 Amato autorizzò il prelievo forzoso sui conti correnti [7]. In quel caso i cittadini persero i soldi e basta. Se invece di fare un prelievo forzoso si facesse una “conversione forzosa” di denaro in buoni del tesoro, si otterrebbe lo stesso risultato con diversi vantaggi:

_non si rischia una sommossa popolare, in quanto il cittadino non perde i suoi risparmi
_gli interessi maturati finirebbero a disposizione dei cittadini anziché nei forzieri delle banche, con possibilità di incrementare i consumi e quindi l’economia e il gettito fiscale, in un circolo virtuoso
_si ridurrebbero gli interessi passivi a carico dello stato, creando così i presupposti per abbassare le tasse

Uscire dall’Euro: chi di noi non ha sentito almeno una volta invocare il ritorno alla cara vecchia lira, perché: “Allora si stava bene” (certo, ma con i soldi prestati e l'ammontare degli interessi ancora contenuto!). Ebbene, uscire dall’euro per passare a una moneta che si svaluterebbe in breve tempo del 50% equivale a raddoppiare di colpo il debito: una manovra non proprio congeniale alla soluzione della crisi. Dal punto di vista dell’economia reale, invece, si abbatterebbe il costo della manodopera in Italia con benefici all’industria e all’agricoltura; anche il turismo beneficerebbe dalla moneta debole. Di contro, l’energia costerebbe di più, come tutti i beni d’importazione, cioè tutta l’elettronica, tanto per fare un esempio. E’ difficile capire, a naso, se globalmente avremmo un benefico o meno, però l’effetto più immediato sarebbe l'impennarsi del debito e degli interessi da pagare, quindi prima di uscire dall’area euro occorrerà fare bene i calcoli.

Conclusioni
Storicamente il debito è stato creato nel corso degli anni ’70 e ’80 con politiche folli di spesa pubblica fuori controllo, dopodiché nemmeno con politiche virtuose si è riusciti a correggere la situazione, sopraffatti dall’incalzare degli interessi passivi sempre preponderanti rispetto ai tagli di spesa approvati dai governi.
Ad oggi, su ogni lavoratore gravano circa 2000€ l’anno di tasse solo per ripagare gli interessi passivi sul debito. Non è giusto né intelligente spendere più di interessi sul debito che per l’istruzione o per la sanità pubblica, quindi bisogna porre un rimedio. La soluzione ottimale pare essere quella della conversione della ricchezza privata in buoni del tesoro ad un tasso minore di quello di mercato (nazionalizzazione del debito), preservando così il potere d’acquisto del cittadino e riducendo allo stesso tempo il tasso d’interesse a carico della collettività.

[7]. http://www.qelsi.it/2011/quella-notte-del-92-in-cui-giuliano-amato-prelevo-dai-conti-correnti-degli-italiani-senza-avvisare/